PRIMO PERIODO INTERMEDIO

(Dalla VII alla X Dinastia: ca. 2150 - 2040 a.C.)

Il declino, soprattutto politico, che si era cominciato ad appalesare fin dalla VI dinastia, divenne in poco più di un secolo, ancora più disastroso.

La VII Dinastia, segnando la fine dell'Antico Regno, dette l'avvio ad un'epoca, denominata dagli egittologi "primo periodo intermedio" e comprendente i re che governarono fino alla X Dinastia. Per quanto è possibile sapere i re che governarono l'Egitto in questo periodo furono talmente incapaci da provocare, in un breve arco di tempo, un vistoso crollo dell'autorità centrale.

Immancabilmente, a seguito dell'indebolimento dell'autorità faraonica, i governanti dei Nòmi (le divisioni amministrative locali assimilabili, territorialmente, alle nostre regioni), ribellandosi al potere centrale, cercarono di affermare sempre più la loro indipendenza.

Addirittura, alcuni di questi piccoli re locali, attraverso abili strategie politiche e propri orientamenti religiosi, tentarono di imporsi, anche a seguito di sanguinose guerre locali, su tutti gli altri Nòmi. Questi rissosi e velleitari "re" locali, meglio detti "Nomarchi", vennero definiti dagli egittologi "re effimeri".

A causa del protrarsi, lungo la valle del Nilo, dell'anarchia più assoluta, si attuò nell'intero Egitto una vera e propria rivoluzione sociale che, conseguentemente, fece sorgere, con veemente rivalità, due poli di potere politico e religioso, uno ad Herakleopolis e l'altro a Tebe.

Sul versante religioso, cominciò a primeggiare su tutti gli altri culti, definitivamente, il culto di OSIRIDE, di cui Abido divenne il centro di culto più importante.

Parimenti si sviluppò un'intensa attività letteraria.

Infatti i Testi dei Sarcofagi risalgono a questo periodo. Nella successione del governo faraonico, anche se oramai divenuto più virtuale che effettivo, si avvicendarono, in questo Primo Periodo Intermedio, circa 20 Faraoni di cui non si conosce neanche il nome ma, una piccola perla, nel marasma di questo caos generale, merita di essere messa in luce e mi riferisco alle istruzioni e agli insegnamenti che uno di questi re effimeri volle lasciare a suo figlio, il principe Merikara.

Brevemente, in questo testo, il re effimero, esponeva con grande minuzia e, presumibilmente, anche con grande amore paterno, gli atteggiamenti e i doveri che un "re buono, coscienzioso ed imparziale", nell'esercizio della sue funzioni regali, avrebbe dovuto osservare.

Sempre nello stesso testo veniva indicato a Merikara, oltre al modo di progredire spiritualmente, anche quello di meritare, a giusto titolo di l'essere "Faraone".

Infine sulla durata dei regni dinastici, si può solo dire che la VII Dinastia durò dal 2400 al 2250 a.C.; che sulla VIII e sulla IX Dinastia non si conoscono bene le date, e che la X Dinastia sembra abbia regnato a ridosso degli anni 2100 a.C. Presumibilmente, in questo periodo, si succedettero 12 Faraoni, fra i quali vengono ricordati i Faraoni: Neferkere, e altri tre di nome Cheti.

 

IL REGNO MEDIO

(Dalla XI alla XII Dinastia: 2040 - 1783 a.C.)

In questo arco di tempo il potere tebano, affermandosi definitivamente sugli altri poteri locali, attuò una nuova riunificazione dello Stato.

La monarchia centrale riaffermò con forza il suo potere celebrando, definitivamente, la fine del feudalesimo imperante. Lo stato centrale, rinnovato e rinvigorito nella sua politica interna ed estera, allacciò importanti relazioni con paesi dell'Asia e con Creta. Nuovamente il culto di Amon, come Dio Supremo, ritornò in auge.

XI DINASTIA

(2040 - 1991 a.C. )

In questo periodo si succedettero circa 12 Faraoni, fra i quali Mentuhotep, che va considerato come fondatore del Medio Regno. Le successioni dei sovrani risultano essere stati:

Mentuhotep II (2061 - 2010), Mentuhotep III (2010 - 1998), Mentuhotep IV (1998 - 1991).

Con l'avvento di questa dinastia, dopo circa 100 anni, si pose finalmente termine ai disordini e all'anarchia del Primo Regno intermedio. Mentuhotep II (Mentuhotep I per alcuni), nel ristabilire il potere centrale, consolidò il ruolo di Tebe (la moderna Luxor) come capitale amministrativa del regno unificato.

Sotto il governo di questo faraone ripresero, su vasta scala, oltre ai commerci con l'estero anche imponenti progetti edilizi.

Infatti, un esempio della grandiosità monumentale promossa da Mentuhotep II è, indubbiamente, rappresentata dallo suo tempio funerario che, anche se in rovina, ancora oggi si può ammirare presso Deir el- Bahari.

Questo monumento, per l'innovazione dello stile architettonico e per l'eleganza delle sue linee, fu ritenuto dagli architetti dell'epoca un modello da imitare e sviluppare.

Così fece, infatti, qualche centinaio di anni dopo, il grande architetto reale Senmut nel costruire l'ultima dimora della Regina Hatshepsut.

Riguardo al culto religioso in questo periodo si rafforzò, definitivamente, il culto del dio Amon (letteralmente "Colui il cui nome significa nascosto").

Molti studiosi, in maggioranza accademici, affermano che in questo periodo i sacerdoti promotori del culto di Amon fossero prima minoritari e che, per ragioni ancora oggi ignote, divennero preminenti.

Sempre sull'alternanza delle differenti forme di culto precedenti o successive a questa, deve essere detto, che ad eccezione del caso di Akenathon (faraone della XVIII dinastia, nel Nuovo Regno), non vi fu mai, in Egitto, alcuna lotta a carattere religioso.

Cosicché per Mentuhotep II, una volta ristabilito l'ordine e l'unità del regno, non fu certamente difficile riprendere lo sviluppo e l'arricchimento delle scienze, delle arti e delle ardite speculazioni teologiche.

XII DINASTIA

(1991 - 1783 a.C. )

Questa dinastia fu rappresentata dai faraoni:

Amenemhat I (1991 - 1962), Senusret (Sesostri I) (1971 - 1926), Amenemhat II (1929 - 1892)

Senusret (Sesostri II) (1897 - 1878), Senusret (Sesostri III) (1878 - 1844), Amenemhat III (1844 - 1797), Amenemhat IV (1799 - 1787), Regina Nefrusobek (1787 - 1783).

Questo periodo, sebbene cominciarono a ricomparire dei conflitti interni, può essere considerato, a buon titolo, come uno splendido momento di rinascenza e di prosperità per l'intero Egitto.

Merita infatti sottolineare che per alcune arti, in special modo l'oreficeria, vennero raggiunti in questi anni vertici di eccellenza senza precedenti.

 

SECONDO PERIODO INTERMEDIO

(Dalla XIII alla XVII Dinastia: ca. 1783 - 1550 a.C.)

Il decadimento, che già aveva iniziato ad apparire negli ultimi anni della XII dinastia, con l'avvento della XIII dinastia, prese definitivamente il sopravvento.

Un nuovo e inarrestabile decadimento dell'autorità centrale portò al rapido succedersi, di circa altri settanta "sovrani effimeri" e visto che, come ognuno di noi sa bene, molto spesso in condizioni di debolezza e di impoverimento interiore i dolori portano dietro di sè altri dolori, a questa regola iniqua, non potè sfuggire neanche il saggio ed evoluto popolo egiziano.

Infatti, nel 1663 a.C., le valli del Nilo furono invase e ferocemente conquistate da un popolo, che gli egiziani chiamarono "Hyksos" (letteralmente "Principi di paesi stranieri"), di origine ignota.

Secondo molti egittologi, questo popolo invasore sarebbe arrivato dalle lontane regioni asiatiche e pervenuto in Egitto attraverso la Turchia.

Per la terra del mitico ed eroico Osiride passarono devastazioni e grandi depredazioni per 100 anni.

In breve tempo la popolazione venne ridotta quasi in schiavitù e, ancor peggio, i templi più importanti vennero sconsacrati fino al punto, per alcuni di questi, di essere riadattati ed eletti al culto del dio egiziano Seth, rappresentante, nella Teologia eliopolitana, il principio della divisione e della distruzione.

Nonostante l'arroganza e la violenza, gli Hyksos dimostrarono, però, di conoscere bene le dinamiche del potere e del governo, permettendo alla classe dirigente (principi e regnanti), di vivere agiatamente e di non essere dispersa.

Questi nuovi e rudi padroni dell'Egitto, anche se in possesso di una cultura di governo non troppo raffinata permisero, al contrario di ogni previsione, la coesistenza di più stirpi di principi pretendenti al trono dell'intero paese.

Evidentemente il "divide et impera" era utilizzato ampiamente anche a quei tempi, ma poiché ogni cosa di questo mondo ha un aspetto duale, anche il domino dei crudeli Hyksos portò all'Antico Egitto delle utili innovazioni.

Infatti, per merito di questi dominatori, gli egiziani impararono a utilizzare il carro e il cavallo; furono introdotte profonde innovazioni nella lavorazione dei metalli e, in agricoltura, oltre a nuovi metodi di irrigazione anche l'uso di nuove piante, alberi e ortaggi.

Con l'avvento della XVII dinastia i principi tebani riacquistarono gradualmente il potere tanto che, tra il 1555 e il 1550 a.C., gli Hyksos vennero definitivamente sconfitti da Kamose.

 

REGNO NUOVO

(Dalla XVIII alla XX Dinastia: 1550 - 1070 a.C.)

Con il Nuovo Regno l'Egitto trascorse altri cinque secoli di rinnovato splendore.

Nelle tre dinastie di questo periodo si successero molti re che furono considerati anche a posteriori grandi protagonisti non solo nel loro tempo ma anche per coloro che oggi, desiderosi di certezze, si accingono, a compiere un viaggio, al di fuori dello spazio e del tempo "alla ricerca delle radici del monoteismo abramico".

Infatti ambienti, uomini, storie e leggende del Nuovo regno, non sono altro che l'Egitto raccontato dal vecchio Testamento.

A tale proposito, reputo indispensabile dire che, ancora oggi, una gran parte del mondo culturale religioso, necessariamente di parte, anche alla luce dei ritrovamenti e delle ricerche compiute in materia in questi ultimi 100 anni, ha diffuso dell'Antico Egitto un'immagine molto lontana dalla realtà e, purtroppo, in alcuni casi, volutamente distorta.

Ma, per nostra buona sorte, molto di quanto fu costruito dai Faraoni del Nuovo Regno, dell'Antico Egitto rimane ancora oggi. Infatti, per il visitatore di questo fine millennio, gran parte della magnificenza di questi monumenti può essere apprezzata, anche nei suoi più reconditi significati spirituali, nei grandi complessi templari di Tebe (Luxor) quali ad esempio: i Templi di Karnak, la valle dei re e delle regine con i loro templi funerari di Deir el-Bahari, Medinet-Habu e non ultimo il Ramesseo.

 

XVIII DINASTIA

(1550 - 1307 a.C.)

I re della XVIII dinastia, guerrieri e convinti propugnatori di una forte monarchia assoluta, subito dopo la cacciata degli Hyksos, dettero corpo ad un potente e organizzato impero, soprattutto attraverso l'istituzione di una confederazione di stati che, anche se indipendenti, rimasero comunque fortemente legati al governo centrale.

La sicurezza delle frontiere e una organizzatissima amministrazione dello stato centrale e periferico provocarono, come diretta conseguenza, oltre ad un immediato sviluppo di una inimmaginabile crescita culturale e religiosa, anche una generale diffusione di ricchezze ampiamente distribuite al di là della classe dominante anche a favore dell'intera popolazione.

Con l'accrescimento della prosperità e con i grandi flussi culturali e commerciali, stabiliti ad ampio raggio anche con quei paesi che antecedentemente avevano tentato di invadere l'Egitto, furono realizzate grandi costruzioni ed enormi complessi templari e funerari di pari grandezza e magnificenza, rispetto a quelle dell'Antico Regno. I re della XVIII dinastia furono:

Amhose (1550 - 1525), Amenhotep (Amenofi) I (1525 - 1504), Thutmosi I (1504 - 1492), Thutmosi II (1492 - 1479), Thutmosi III (1479 - 1425), Regina Hatshepsut (1473 - 1458), Amenhotep (Amenofi) II (1427 - 1401), Thutmosi IV (1401 - 1391), Amenhotep (Amenofi) III (1391 - 1353), Amenhotep (Amenofi) IV - Akhenaton (1353 - 1335), Smenkhara (1335 - 1333), Tutankhamon (1333 - 1323), Ay (1323 - 1319), Horemeb (1319 - 1307)

A seguito della politica bellica instaurata da questi re, L'Egitto divenne una potenza imperiale fino a diventare lo Stato più ricco del mondo civile.

Nel campo religioso si ebbe anche un accrescimento del potere temporale del clero tebano, il quale rinvigorì e riaffermò, anche con la forza, il culto del Dio Amon.

Tra i Faraoni della XVIII dinastia spiccarono, indubbiamente, due grandi personaggi sui quali ritengo opportuno fare alcuni approfondimenti. Il primo è la Regina Hatshepsut che entrò in conflitto di potere con il faraone regnante Thutmosi III.

Il secondo personaggio è il misterioso ed "eretico" faraone Amenhotep (Amenofi) IV che, nel suo zelo riformista, cambiò perfino il proprio nome in Ekhnaton, cancellando il culto di Amon a favore di un nuovo sistema monoteista, molto più semplice di quello praticato dai suoi avi, impostato sull' adorazione del disco solare, Aton, visibile a tutti gli esseri.

La rivoluzione religiosa di Ekhnaton, che ebbe anche notevoli conseguenze nella stessa organizzazione politica dello stato faraonico, durò circa 30 anni.

Durante tutto questo periodo il clero tebano, non tollerando il nuovo sistema religioso, organizzò un colpo di stato che si concretizzò con la morte prematura, o con l'uccisione secondo molti egittologi, del Faraone eretico e con l'incoronazione del nipote di questi Tutankhamon.

Anche il regno di questo giovane Faraone durò veramente poco, forse anch'esso ucciso a causa di feroci intrighi di corte, poiché morì giovanissimo e venne sostituito, per un breve periodo, dal Faraone Ay.

Quindi salì al trono il vero artefice della restaurazione dei culti tradizionali, il generale Horemheb.

 

XIX DINASTIA

(1307 - 1196 a.C. )

I re della XIX dinastia, che si avvicendarono nel governo dell'Egitto furono:

Ramses I (1307 - 1306), Seti I (1306 - 1290), Ramses II (Ozymandias) (1290 - 1224), Merneptah (1224 - 1214), Seti II (1214 - 1204), Amenmesse (1202 - 1199), Siptah (1204 - 1198), Regina Tuosre (1197 - 1196).

I loro regni furono altrettanto prosperi, ma con il passare del tempo subirono un costante declino politico, causato da un rinnovato e rafforzato potere dei sacerdoti tebani che, dopo l'eresia Atoniana, nel ristabilire con la forza il culto di Amon, acquisirono anche un grande potere politico.

Ad ogni modo i primi re di questa dinastia, in particolar modo Seti I e suo figlio Ramses II, ebbero governi molto solidi anche perché erano strettamente legati al clero tebano, tanto che, durante il loro regno emerse perfino un rinnovato interesse per antiche divinità quali: Seth, Ra di Eliopoli e Ptah.

Infatti questi due faraoni furono talmente importanti per l'antico Egitto che le due dinastie, la XIX e la XX, vennero qualificate, dagli egittologi come dinastie ramessidi.

In questo periodo i faraoni abbandonarono l'uso di costruire piramidi quale ultima dimora e, al posto di esse furono scavate nella falesia calcare situata di fronte a Tebe, sulla sponda occidentale del Nilo, vere e proprie dimore funerarie.

Nel costruire questi nuovi complessi archietttonici i costruttori delle tombe rali adottarono complicatissime soluzioni, o precauzioni, contro i ladri che però arrivarono ugualmente, già a quel tempo, a saccheggiarne i ricchi e numerosi arredi.

Come si può vedere ancora oggi, le tombe della Valle dei re e delle regine furono riccamente ornate con dipinti policromi e raffigurazioni sacre inerenti misteriosi e complessi riti magici i quali, se eseguiti secondo le istruzioni dei sacerdoti, avrebbero assicurato la vita eterna dell'anima del defunto.

Sempre in questo periodo si sviluppò, parimenti, il sistema di culto oracolare delle divinità antiche e, naturalmente, anche dei Sacerdozi locali che ne conservavano la tradizione.

 

XX DINASTIA

(1196 - 1070 a.C.)

I re di questa dinastia risultano essere:

Sethnakht (1196 - 1194), Ramses III (1194 - 1163), Ramses IV (1163 - 1156), Ramses V (1156 - 1151), Ramses VI (1151 - 1143), Ramses VII (1143 - 1136), Ramses VIII (1136 - 1131), Ramses IX (1131 - 1112), Ramses X (1112 - 1100), Ramses XI (1100 - 1070).

Il graduale, anche se lento, inarrestabile decadimento interno fu incombente sui regni che si avvicendarono durante l'intera XX dinastia e i suoi segni furono talmente pesanti che perfino gli alti ufficiali dell'esercito presero a saccheggiare, impunemente, le tombe reali che avrebbero dovuto sorvegliare.

Anche l'accesso alle alte cariche del sacerdozio che in tempi antecedenti erano aperte a tutti, in questo periodo divennero ereditarie e, conseguentemente cominciarono ad assumere un forte e organizzato potere secolare a scapito di quello spirituale (come sempre accade).

Subito dopo il regno di Ramses III, l'ultimo dei grandi faraoni, si ebbe una tale frammentazione dell'autorità centrale tanto da far cadere il grande Egitto per la terza volta in un periodo di grande declino, definito poi dagli egittologi "il terzo periodo intermedio".

 

TERZO PERIODO INTERMEDIO

(Dalla XXI alla XXIV Dinastia: 1070 - 712 a.C.)

Da questo terzo periodo inizia un lento ma inesorabile tramonto della grande e misteriosa civiltà faraonica.

Con il definitivo crollo dell'autorità centrale, presero forza personaggi di valore morale e spirituale sempre più basso.

Nella conquista del potere faraonico, con interminabili lotte e intrighi che nulla ebbero da invidiare al nostro medio evo, si alternarono, oltre ai deboli e insignificanti sovrani dei Nòmi (province) più importanti, anche usurpatori di ogni specie e alti sacerdoti.

Questi, in particolare, dopo aver conquistato le leve più importanti del potere religioso, civile e militare della capitale, facilitati anche dalla fiducia riscossa da parte di tutto il popolo egiziano profondamente religioso, rafforzarono ulteriormente il proprio potere, fin nei più sperduti villaggi del regno, ma non si preoccuparono minimamente di salvaguardare la sicurezza del paese.

Conseguentemente, con gli ultimi re della dinastia ramesside, l'Egitto non rappresentò più la potenza politica ed economica per eccellenza alla quale si erano riferiti i bellicosi paesi che a quel tempo abitavano le sponde, ad oriente e ad occidente, del mare mediterraneo.

 

Le popolazioni della Mesopotamia, non appena avvertirono l'emergente debolezza del grande e mitico regno dei faraoni, si staccarono dalla federazione imperiale costringendo l'Egitto a chiudersi e a isolarsi sempre più nel silenzio e negli agi della pur sempre fertilissima valle del Nilo.

Il progressivo indebolimento, causato dai numerosi avvicendamenti di principi e di re sempre più avidi e accecati da continue lotte intestine, determinò anche un vistoso arresto dello sviluppo tecnologico.

Basti pensare che il ferro, materiale ideale per forgiare sia utensili da lavoro e armi che sarebbero state utilissime all' esercito imperiale, venne adottato dai maestri artigiani solo dopo più di tre secoli che veniva usato dalle popolazioni mesopotamiche.

Le stesse capacità di difesa del territorio "nazionale" arrivarono ai minimi termini assicurate solamente da costosi mercenari, in gran numero libici, nuovamente assoldati in aggiunta a quelli che già da molti anni, fin dai tempi del Nuovo Regno, erano presenti in Egitto.

Questa popolazione di soldati, poi, finì con l'integrarsi talmente bene con la stessa cultura egiziana che, in breve tempo, costituì una potente comunità che riuscì a conquistare larghi spazi di potere nella gestione del governo centrale.

XXI DINASTIA

(1070 - 945 a.C.)

In questo periodo, il potere faraonico elesse come capitale la città di Tanis (Zoan, come venne chiamata in epoca biblica e San el-Hagar, come, invece, viene chiamata oggi).

Questa città del delta, situata sulla riva destra di un braccio del fiume Nilo, che in tempi precedenti era stata anche capitale del XIV Nòmo del Basso Egitto, mantenne il suo ruolo di capitale dell'Egitto per molti anni, fino al termine della XXIII ma, nello stesso periodo, Tebe giocò un ruolo centrale e, forse, anche contrapposto.

Infatti, in questa città rimase, pressoché indisturbato, il governo di una dinastia ramesside di re-sacerdoti. I re che dalla città di Tanis, con buona attendibilità, governarono l'Egitto in questo periodo furono:

Smende (1070 - 1044), Amenemnisu (1040), Psusenne I (1040 - 992), Amenemope (993 - 984), Osorkon I (984 - 978), Siamun (978 - 959), Psusenne II (959 - 945).

 

XXII DINASTIA

(945 - 712 a.C. )

Questa dinastia è stata definita, molto impropriamente ,"dinastia Libica".

In realtà in questo periodo, furono nubiani i Re che assunsero il controllo dello stato e, per il poco che si conosce, più dinastie regnarono contemporaneamente. Ad ogni modo, i re di questa dinastia che, con buona certezza, regnarono in qualità di faraoni furono:

Sheshonq I (945 - 924), Osorkon II (924 - 909), Takelot I (909x - ?), Sheshonq II (? - 883), Osorkon III (883 - 855), Takelot II (860 - 835), Sheshonq III (835 - 783), Pami (783 - 773), Sheshonq IV (773 - 735), Osorkon IV (735 - 712).

Come capitale fu eletta la città di Bubasti, situata anche questa nel delta del fiume Nilo.

 

XXIII DINASTIA

(c.a. 828 - 712 a.C. )

re Nubiani e Tebani

Di questo periodo non si può dire più dei nomi dei re che da Tebe regnarono su tutta la Nubia:

Petubaste I (828 - 803), Osorkon V (777 - 749), Peftauauibast (740 - 725)

 

XXIV DINASTIA

(724 - 712 a.C. )

Saitica

Questa dinastia ebbe una vita molto breve e poco documentata. I re che la rappresentarono sono:

Tefnakht (724 - 717), Boccori (717 - 712)

 

EPOCA TARDA

(Dalla XXV alla XXX Dinastia: 712 - 332 a.C.)

Con i re delle dinastie XXV e XXVI, l'Egitto attraversò un periodo di relativo benessere sia nel campo dell'arte sia nella riorganizzazione dello stato centrale.

 

XXV DINASTIA

(712 - 657 a.C. )

re Nubiani e Tebani

Il re Shebaka, proveniente dalla Nubia (l'Alto Egitto), fu l'iniziatore di questa dinastia.

A questo faraone si deve la riunificazione del paese e la riorganizzazione di uno stato centrale. A favore dei re di questa dinastia, può essere detto che, oltre a ricomporre e consolidare il loro potere politico, favorirono anche una, se pur lenta, rinascita artistica e culturale dell'intera valle del Nilo.

Infatti con la riorganizzazione dello stato si ebbe anche una conseguente solida prosperità economica tale che, in special modo nelle città del delta Tanis e Sais, permise la costruzione di imponenti opere.

A seguito della rinascita dell' attività edilizia, ritornarono in auge i grandiosi stili artistici ed architettonici in uso nell'Antico e nel Medio Regno tanto che furono riprodotte, a volte fedelmente, molte delle opere del quel lontano passato.

I re nubiani che in questo periodo si avvicendarono nell'esercizio del governo faraonico furono:

Shebaka (712 - 698), Shebitku (698 - 690), Taharqa (690 - 664), Tantamani (664 - 657).

 

XXVI DINASTIA

(664 - 525 a.C. )

Saitica

Anche questo momento fu per l'Egitto di grande prosperità e di sviluppo artistico culturale.

Quale capitale del regno fu eletta la città di Sais, grande centro economico e culturale del delta. I re di questa dinastia che si successero nel governo del paese furono:

Nekao I (672 - 664), Psammetico I (664 - 610), Nekao II (610 - 595), Psammetico II (595 - 589), Aprie (589 - 570), Amasi (570 - 526), Psammetico III (526 - 525)

Come avvenne nella precedente XXV dinastia, gli stili architettonici che si svilupparono in questo perido furono in piena sintonia con gli stili dell'Antico Regno.

 

XXVII DINASTIA

(525 - 404 a.C. )

re Persiani

Con Psammetico III, ultimo re della XXVI dinastia, il benessere e la pace del popolo egiziano ebbe bruscamente termine. Le cause dell'improvviso cedimento non furono certamente tutte da imputare a quest'ultimo faraone.

Infatti, l'Egitto, durante le due precedenti dinastie (la XXV e la XXVI), per difendere la sua autonomia e il suo riconquistato benessere, essendo da sempre poco votato all'arte della guerra, cercò di stabilire molte, e a volte costose, alleanze con i popoli che vivevano nell'area mesopotamica ma le alleanze e lo stato di sicurezza non durarono più di duecento anni poiché nel 525 a.C. l'esercito persiano invase l'Egitto.

Dopo un rovinoso tentativo di difesa il paese dei faraoni cadde sotto il dominio di Cambise.

La crudeltà di questo re persiano fu talmente devastante che arrivò alla sistematica distruzione dei templi e, persino, alla inutile uccisione di un serafico bue che, all'interno dello spazio sacro, stava a rappresentare il dio Api sacro ad Osiride, simbolo vivente della rigenerazione divina.

 

L'occupazione persiana fu il più rovinoso e tragico evento che L'Egitto, nella sua millenaria storia, avesse mai dovuto subire.

Infatti, la continua distruzione e il saccheggio dei luoghi sacri furono la specificità unica e ineguagliabile della dominazione persiana, resa ancor più insopportabile per le interminabili persecuzioni che costantemente venivano inflitte alla popolazione inerme.

Tale stato di guerra non ebbe fine se non dopo la cacciata dei persiani. A seguito della morte del crudele Cambise, che avvenne 3 anni dopo l'occupazione dell'Egitto, questa dinastia, così poco rispettabile nonostante i tentativi da parte dei suoi successori di assumere atteggiamenti regali più vicini alla mentalità degli egiziani, ebbe fine con Dario II. I sovrani persiani che a forza si fecero riconoscere come faraoni furono:

XXVIII DINASTIA

(404 - 399 a.C. )

Era stato un Principe di Sais, Amirteo, nel 400 a.C. a scacciare dal delta i Persiani e a rendere l'Egitto, per un po' di anni ancora, nuovamente libero. Successivamente Amirteo fu riconosciuto re ma non ebbe successori. Regnò dal 404 al 399.

XXIX DINASTIA

(339 - 380 a.C. )

I re di questa dinastia, benché non fossero di sangue reale, dopo i molteplici regni di precedenti dinastie interamente composte da regnanti stranieri, riportarono l'Egitto ad essere governato da re egiziani:

Con il governo di questi faraoni, la prosperità e il benessere ritornarono a rifiorire in tutto l'Egitto.

XXX DINASTIA

(380 - 343 a.C. )

Anche i re di questa dinastia, sempre di stirpe egiziana, mantennero molto elevato il livello della ricchezza e della prosperità per tutto il popolo, come quelli della precedente dinastia. I re che si successero in questo periodo furono:

Questa dinastia non ebbe lunga vita a causa di una rinnovata cupidigia dei re persiani. Infatti, anche se ad un primo tentativo di invasione questi furono respinti da Nectanebo II nel 350 a. C., l'Egitto fu, però, definitivamente sconfitto da Artaserse nel 343 a.C.(futuro Artaserse III Oco ). Da questo momento in poi, la terra dei faraoni non fu mai più più libera e indipendente fino a che, ai nostri tempi, il generale Nasser cacciò re Farouk.